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Nacho Duato, genio e dedizione

Luogo
Dance&Culture
Berlino
Quando
04/03/2015
NACHO DUATO, genio e dedizione.

L'intervista e il video di Michele Mastroianni girato a Berlino per Dance&Culture.
 
 






Nota: Per attivare i sottotitoli in italiano selezionare CC --> Italiano


Intervista a Nacho Duato
conduce Michele Mastroianni
riprese Katrin Hemmerling e Jacopo Castellano
editing Jacopo Castellano
una produzione Dance&Culture e Michele Mastroianni Ensemble



Nacho Duato, grande firma della coreografia mondiale, dopo la sua direzione a San Pietroburgo del Balletto del Teatro Mikhailovsky, è oggi Direttore del Berlin Staat Ballett.
Un uomo raggiante, elegante, ci apre le porte del suo ufficio dell'Opera tedesca e, da vero padrone di casa, ci permette di seguirlo durante le prove, i lavori di sartoria per i nuovi costumi di La Bella Addormentata e la serata del Kultur Gala presso lo Schiller Theater. Con lui conversiamo sul presente ed il futuro della danza, tanto dei suoi prossimi appuntamenti in calendario per il balletto tedesco.

Alla luce della sua esperienza lavorativa tra Svezia, Olanda, Spagna e Russia come è considerata, secondo lei, la danza in questi paesi?
In Russia il balletto è come il calcio in Italia e in Spagna, il pubblico sorride e si diverte. Tutti comprano i biglietti e ne comprano anche tre di fila, per vedere il primo cast, il secondo e il terzo. Conoscono molto il balletto classico e devo dire che sono stato accolto anche molto bene.
Sono riuscito a fare una nuova versione di Bella Addormentata, il primo dopo Petipa, a rifare questo balletto in Russia. Pensavo mi avrebbero ucciso, invece no. Poi però le critiche si sono divise tra positive e negative ma continuo a calcare le scene con molto successo.
Se confrontiamo la danza in Russia con la danza in Germania, devo dire che in Germania la danza è l'arte povera delle arte sceniche. C'è la musica, la filarmonica con il musicista, il Maestro e il Professore. Poi viene l'opera, ed il balletto è tutto ciò che resta. Anche se di certo la Germania è un paese in cui la danza rispetto ad altri paesi europei trova ancora una solida casa.

Sappiamo che in Dicembre il suo Schiaccianoci debutterà a Milano. Sarà il Balletto del Teatro alla Scala a danzare la sua coreografia creata per il balletto russo. Come ha trovato la Compagnia di Balletto del Teatro alla Scala?
Nella Compagnia i danzatori sono fantastici. Si sono presentati tutti all'audizione, anche i danzatori più maturi e in tutti si vedeva una grande motivazione.
I ragazzi giovani, sono tutti tecnicamente bravissimi e da questo si evince che dietro c’è una grande Scuola di balletto. Io avevo paura, perché la Scala ha fama di essere un luogo molto particolare e, infatti, lo è. Bene per i danzatori e il cast artistico, la difficoltà la si riscontra, però, a livello burocratico. I primi giorni è stato abbastanza difficile perché all'inizio nessuno voleva danzare. Una prova si può cambiare con minimo 24 ore di anticipo ed il Direttore non li aveva informati tempestivamente che avrei fatto il casting proprio quel giorno così loro si erano rifiutati di danzare. A me certo è sembrata una cosa davvero strana e curiosa. Avrebbero potuto dire “il povero signor Duato è venuto fin qua per fare il casting, adesso balliamo e poi discutiamo con Mahakar”. Invece, si sono rifiutati e così non abbiamo potuto proseguire.
Allora ho deciso di andare a fare shopping nel negozio di fianco alla Scala dove ho comprato questa camicia di Kenzo che sto indossando, e poi sono andato a mangiare una pizza. Il giorno dopo sono tornato ma neanche allora hanno accettato di ballare e così ho perso ben due giorni. Sono tornato due settimane dopo e ho fatto finalmente il casting. Stupendo. Sono molto contento di fare questo lavoro per la casa scaligera. Ho sospeso la trattativa ben quattro volte, perché non volevo lavorare in questo contesto. Però, la Scala è la Scala e, alla fine, non è un problema, c'è una forte tradizione e i risultati che si ottengono dopo il lavoro sono sempre ottimi.
Bolle interpreterà il principe in coppia con Maria Eichwald. Erano molti anni che mi chiedevano di coreografare un balletto ma mi ero sempre rifiutato. Adesso, alla Scala lo facciamo. Invece, al NYCB e all'American Ballet Theater non ho più ripetuto balletti, mentre all'Operà di Parigi ne ho messo in scena solo uno.

Come può definire questo suo momento creativo?

Il mio primo balletto, Jardi Tancat, non ha niente a che vedere con Kylian ed il suo stile, ma alcuni mi hanno definito come la sua “copia”. In seguito mi hanno definito il “coreografo mediterraneo”. Ho realizzato balletti con musiche di Maria del Mar Bonet, voce catalana, ed ho lavorato con la musica di Wagner. Adesso mi definiscono classico, anche se in realtà non sanno come inquadrarmi. Ai classici in Spagna sembravo troppo contemporaneo e ai contemporanei troppo classico, quindi non sapevano dove collocarmi. I miei balletti hanno una base classica, anche se ho lavorato con Martha Graham Dance Company dove la formazione dei danzatori è solo contemporanea. Ho lavorato con 20 ballerini, bravissimi, tutti artisti che si impegnano molto duramente. Tutti hanno una gran tecnica, si diversificano solo per le scuole. In Russia ho lavorato con Zakarova, Opisova e molti altri come Marcelo Gomez, grandi artisti di formazione classica, in America alla Graham, invece, con altri grandi di formazione contemporanea. E' fantastico vederli tutti in una lezione di tecnica Graham. Martha Graham è una delle mie coreografe preferite.
Dopo 30 anni di lavoro contemporaneo e, specialmente nell'ultimo periodo, un contemporaneo molto duro, tellurico con musiche elettroniche molto spinte, fare di nuovo il classico ed avvicinarmi a tale genere in questo momento della mia vita, mi è servito e mi ha aiutato molto. La gente a volte si sorprende di vedere La bella Addormentata di Duato.
Fantastico è stato per me il cambio di “mood” e l’approccio a Tchaikovski, per fare Schiaccianoci, La Bella Addormentata. Quest'ultima mi è stata commissionata in Russia; poi ci ho preso gusto, così ho continuato a rifare grandi classici.

In che direzione devono lavorare i giovani coreografi? Come contribuisce alla nascita di una scuola e di nuovi talenti?
In Spagna avevo una Junior Company (CND2). Permettevo ai danzatori di creare coreografie per la compagnia e da lì sono uscite molte persone: NIcolò Fonte, Patrick de Bana, Gentle Doda, che è il mio assistente, Agel Rodriguez, Chevi Muraday.
Adesso che non sono in Spagna è difficile. In Russia è impossibile per il tanto lavoro. Ciò che ho fatto è stato dare alle Accademie - gratuitamente per l'Accademia di Balletto di Berlino - un mio balletto, per permettere ai ragazzi di studiare il mio repertorio.
Lascio un mio assistente a provare con loro e una volta la settimana mi reco presso lo studio per provare con i ragazzi. Mi fa veramente piacere provare con questi giovani danzatori. Nell'ultimo anno del conservatorio hanno una gran voglia di fare e tanta passione. Sono come spugne, non si stancano mai e mi piace molto lavorare con loro. Senza esagerare però, ma almeno una volta la settimana è necessario.
Alle varie Scuole dell’Opera pareva impossibile che io regalassi loro il mio repertorio: alla Scuola del Conservatorio di Berlino, non se lo aspettavano affatto. Ne rimasero sorpresi. La direzione Malakhov non aveva nessun tipo di rapporto con l'accademia.
All’inizio della mia attività cominciai a creare balletti e dopo poco ero già coreografo residente al Nederlands Dans Theater con Jiri Kylian e Hans Van Manen. A 23 anni realizzai Jardi Tancat e a 26 anni ero coreografo residente.
Nella mia vita non ho mai inviato un'email per far richiedere un mio balletto, mi hanno sempre cercato. In alcuni casi, mi è sembrato anche strano che una Compagnia in particolare desideri un mio lavoro, ma dico ok e glielo do. Ci è voluto del tempo prima che mi riconoscessero autorevolezza nel mio lavoro.
Fra i nuovi coreografi, al momento apprezzo Goecke, il suo stile è molto particolare. Tutti i grandi coreografi conoscono la grammatica della danza, Kylian era un buon ballerino e anche Mats Ek ha danzato.
I giovani coreografi emergenti hanno il difetto di cominciare realizzando subito uno spettacolo di un’ora, mentre sarebbe meglio partire da cose piccole. Anche la scelta della musica è un fattore fondamentale, come importante è la storia della musica. E’ necessario comprendere da dove provengono l'impressionismo, il barocco e il romanticismo e, forse, oggi ciò che manca è approfondimento e dedizione.