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LA PRIMA ALL'OPERA, CHE SPERIAMO NON SIA L'ULTIMA



Luogo:Roma (RM)
Data:13/12/2017
Genere:Danza
LA PRIMA ALL’OPERA, CHE SPERIAMO NON SIA L’ULTIMA
LAVORATORI PREOCCUPATI PER IL FUTURO, PREMI PRODUZIONE AI DIRIGENTI, LA RAGGI RICEVE I SINDACATI

di Angela Testa

Capita a volte che i nodi vengano al pettine e le domande ricevano soddisfacenti risposte. Può capitare, ma non capita da molto tempo al Teatro dell’Opera di Roma. La prestigiosa istituzione della Capitale continua ad essere oggetto di forti preoccupazioni per i lavoratori dipendenti della struttura e per gli spettatori e i cittadini che si interrogano sul suo futuro.

La prima del Teatro dell’Opera è andata in scena con i lavoratori in stato di agitazione per il crescente clima di insoddisfazione e di motivata preoccupazione, con le rappresentanze sindacali che in conferenza stampa presentano una situazione in sofferenza cronica e una dirigenza che con il bilancio del 2016 si è erogata il premio produttività raggiungimento obiettivi che, per il Sovrintendente Fuortes ammonta a 30.000 euro, a fronte di un compenso annuo di 210.000 euro.

Oggi, alle 12,30 la Sindaca Raggi, dopo aver assistito alla prima di “La damnation de Faust”, ha ricevuto una delegazione di rappresentanti sindacali ed ha promesso, entro gennaio, l’inizio di un percorso con un tavolo di incontro tra lei, il Sovrintendente Fuortes, sindacati e lavoratori.

Quando scrivevamo di ‘Terremoto sul Corpo di ballo’  o di ‘Grido d’aiuto del Corpo di ballo’  cercavamo di dare voce a chi voce non ce l’ha, a causa di una stampa nazionale alquanto silente e schierata e un direttivo che tace.

In questi ultimi anni, infatti, le domande di chiarimento per i tagli al bilancio, la cancellazione della Danza dal cartellone di Caracalla, il malumore dei dipendenti, i licenziamenti, le cause legali, etc. non hanno portato ad un confronto tra base e dirigenza a tal punto che, ieri, le tre sigle sindacali SLC CGIL Roma e Lazio, Fistel CISL Lazio e UILCOM Roma e Lazio hanno comunicato, in conferenza stampa, uno stato di agitazione per porre l’attenzione su quei nodi che da tempo appaiono nella bella chioma del Teatro dell’Opera di Roma.

I motivi di preoccupazione, cita il comunicato stampa, sono:

1) l’esposizione debitoria che non registra significative inversioni di tendenza, come rilevato dalla 1a Relazione Semestrale 2017 del Commissario straordinario del Governo per le fondazioni lirico-sinfoniche Sole (stock debitorio pari a 53 milioni di euro, per dimensioni la seconda esposizione a livello nazionale);

2) l’aumento dei debiti tributari rispetto a quanto previsto dai piani di risanamento (nel 2016 risulta non versata la quota Irpef per 5,8 milioni di euro);

3) l’aumento dei costi di produzione (a parità di alzate di sipario tra il 2015 e il 2016 si registra un incremento dei costi di circa 1,6 milioni in più che rende la Fondazione la più cara come costo di produzione per alzata; un aumento di cui non si comprende la motivazione in quanto la Fondazione non fornisce i dati disaggregati delle singole produzioni);

4) le scelte gestionali non in linea con lo spirito del piano di risanamento (come, per esempio, la passata scelta di incaricare ben due direttori artistici, il compositore Giorgio Battistelli per i linguaggi contemporanei e la musica sinfonica e il maestro Alessio Vlad per la programmazione operistica, il dotarsi di patrocini legali privati molto più onerosi della gratuita Avvocatura Generale dello Stato per la gestione dei contenziosi o l’erogare premi di produzione alla dirigenza mentre si continua a tagliare sugli stipendi della forza lavoro per 1,5 milioni di euro annui, malgrado l’accordo sindacale che li prevede sia scaduto nel 2016);

5) una gestione del confronto con i lavoratori totalmente autoreferenziale e priva di contenuti (si continua a far quadrare i bilanci con i tagli alle retribuzioni dei lavoratori e si rifiuta di fornire i dati di bilancio disaggregati per permettere una reale comprensione di difficoltà e problematiche).

Ultime, ma non certo di minore importanza, la ‘cronica carenza di organico’ e un ‘abbassamento della qualità complessiva dell’offerta’.

Siamo arrivati ad un punto in cui non è più possibile tirarsi indietro, affermano i sindacati nelle persone di Riccardo Saccone e Nadia Stefanelli della SLC CGIL, Alessandro Faraoni della FISTEL CISL e Francesco Melis della UILCOM, la scadenza del 2019 impone di affrontare le questioni sul tavolo senza ulteriori rinvii.

A fronte di una stampa sensazionalistica che racconta scenari da favola, la realtà nascosta sotto al tappeto con la polvere è diversa. E’ chiaro che i bilanci possano essere letti e interpretati in modo diverso e che non tutte le problematiche che si sono generate nel tempo siano da imputarsi alla gestione attuale. Certo è che la difficoltà del Sovrintendente Fuortes di confrontarsi rende sicuramente più complicato trovare soluzioni condivise.

E’ comprensibile che il Sovrintendente si trovi costretto in una morsa che, da una parte, vede dettate dallo Stato logiche industriali in cui si pretendono profitti e raggiungimento di target e, dall’altra, logiche artistiche che notoriamente non possono essere ingabbiate per una serie di motivi comprensibili, profondamente mutevoli, tra cui si ritrovano, tra gli altri, la creatività, il valore e l’interpretazione artistica e il gradimento del pubblico.

Continuando a voler applicare pesi e misure che mal si adattano ad un comparto artistico si continueranno a mettere in pericolo posti di lavoro perché un conto è favorire l’internazionalizzazione del Teatro dell’Opera per uscire dallo stereotipo di una Istituzione solo romana e tentare di migliorare il prodotto culturale, altra cosa è, per ottenere questo risultato, correre il rischio di declassazione e diventare un Teatro stabile.

Parlando nello specifico della Danza, la Direttrice Abbagnato ha fatto un ottimo lavoro di rilancio dell’immagine del Corpo di ballo ma la seppur apprezzabile scelta di puntare su giovani danzatori sia stata ben accolta (e da noi sostenuta in vari articoli), a nostro avviso ancora oggi presenta lacune da un punto di vista tecnico-artistico.

Ma si può poi fornire un prodotto di qualità quando la risorsa umana che lo realizza non è messa nelle condizioni adatte per realizzare una prestazione altamente professionale? O il risultato che vogliamo ottenere, parlando di Danza, è un prodotto televisivo fatto di sola immagine e poca sostanza?

Alla fine, dopo tutto lo sforzo sostenuto, tra tagli, licenziamenti etc, gli obiettivi non verranno raggiunti ed a pagarne le conseguenze saranno in primis i lavoratori ed a seguire l’offerta culturale ai cittadini.

Lo Stato deve rendersi conto che il patrimonio culturale italiano, come per esempio il balletto, che è nato nel nostro Paese e ci auguriamo non muoia anche qui, va sostenuto e promosso a tutti i costi; anche perché, malgrado nelle Fondazioni lirico sinfoniche venga considerato una delle prime voci da tagliare, come da più fonti ci viene riportato, spesso è proprio il balletto, che necessita di minori investimenti, ad aver incrementato bilanci.
Il Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, insieme agli altri sopravvissuti Corpi di Ballo delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, è il volano che alimenta la produttività della Danza anche in altri ambiti, altrettanto importanti per il Pil nazionale. Senza di loro dove dovrebbe lavorare un danzatore di formazione classica? A chi il compito di tramandare la tradizione ballettistica? Dovremo vivere solo di Bolle&friends o continuare a programmare le scadenti compagnie estere? O agevolare privati nell’utilizzo non ben definito di spazi pubblici e situazioni clientelari? O, ancora, si finirà per il migrare, secondo direttive Mibact, verso giovanilismo e contemporaneità?

E’ necessario anche capire che la svalutazione costante dell’artista non porta risultati di qualità all’offerta commerciale e a fronte di un pesante investimento delle famiglie per la preparazione professionale, non certo inferiore a quella di un ingegnere o di un medico, il risultato economico che viene raggiunto è risibile. Lo stesso dicasi per l’attività dei tecnici depositari di sapienze artigiane che con questa guerra al ribasso si stanno perdendo, per essere affidate ad improvvisatori, forse anche capaci, ma poco preparati.

Alessandro Faraoni della FISTEL CISL, in conferenza stampa, lamenta il fatto che la dirigenza continua solo a prendere senza concedere nulla. Malgrado ciò, afferma Francesco Melis della UILCOM, con grande senso di responsabilità i lavoratori hanno deciso uno stato di agitazione che non è teso a bloccare l’attività ma tenti di evitare la pratica dello ‘straordinario’ per carenza di risorse umane. Chi rema contro, dice Riccardo Saccone della SLC CGIL avrebbe sperato in un blocco dell’attività ma non è sufficiente avere la stampa dalla propria parte per ottenere risultati; il debito non è stato aggredito, se si continua così i soci dovranno ricapitalizzare anche con crowd funding.

E’ ancora una volta il lavoratore, con il suo impegno, ad aver permesso a questa prima di alzare il sipario, alla Sindaca di sfoggiare il meraviglioso abito Gattinoni e al jet set romano di fare la sua apparizione sul red carpet.