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Étoile, questa sconosciuta...all'Opera di Roma

Danza
Luogo
Roma (RM)
Quando
16/02/2018
Genere
Danza
Étoile, questa sconosciuta...all'Opera di Roma

di Monica Ratti



Cos’è una Étoile, nella Danza? Domanda impegnativa. Se ne dà per scontata la risposta ma non si riflette sul suo reale significato. In generale, come una stella diffonde la sua luminosità rischiarando di luce propria il buio intorno a sé, così l’Étoile irradia i suoi raggi splendenti dalla sua casa fino a quei prestigiosi palchi esteri sui quali è chiamata a danzare e a brillare portando lustro al Teatro in cui è nata.
All’Opera di Roma, per dare questa risposta, è necessaria una premessa.

In questi ultimi anni, dopo la chiusura di numerosi Corpi di ballo italiani, sono arrivata a pensare che i primi detrattori del nostro ambito siano gli stessi ballerini, che con un utilizzo, talvolta, esasperato del Sindacato si sono diretti essi stessi verso la situazione in cui versano; e noi, operatori culturali, troppo spesso non siamo stati d’aiuto.

La nomina di Eleonora Abbagnato a Direttore del Ballo del Teatro dell’Opera di Roma fu da noi accolta con entusiasmo perché, di questi tempi, la sola bravura non è più sufficiente per poter ricoprire l’ambito ruolo: per ottenere consenso e riportare un Corpo di ballo sotto i riflettori del grande pubblico occorre carisma e una capacità mediatica accattivante.
Nacque, a seguire, l’ ‘operazione Peparini’, il coreografo noto ai più purtroppo solo per la sua collaborazione con il programma AMICI, nonostante sia, anche e soprattutto, uno straordinario coreografo e regista, con un curriculum decisamente prestigioso, a prescindere dal programma nazional popolare della De Filippi. Giuliano Peparini serviva a catturare l’attenzione dei giovani e a riempire la sala; anche se, va detto, il titolo Schiaccianoci a Natale fa di per sé grandi numeri; è certo, però, che grazie a lui i ragazzi che hanno varcato la soglia del Teatro romano sono stati più numerosi.
Ben venga, quindi, il rinnovamento e largo ai giovani, ma… un momento… giovane non vuol necessariamente dire migliore: il risultato può dipendere dal modo in cui si sfruttano le potenzialità di un danzatore e, soprattutto, dal fatto che le responsabilità affidate siano alla sua portata. Inoltre, dobbiamo ricordare a tutti i Direttori di Corpo di Ballo che l’incarico loro affidato non è prevalentemente artistico, ma sostanzialmente manageriale (giusto o sbagliato oggi è così).

Inoltre, mi piace sottolineare che, per come la penso, è proprio il Corpo di Ballo di un Ente Lirico il luogo dove si dovrebbe preservare il nostro patrimonio artistico ormai a rischio di estinzione; la contemporaneità non è un bene assoluto perché sono già molte le realtà ad essa votate. A chi rimane l’onere e l’onore di tramandare i grandi classici se non ai grandi Teatri d’Opera e Balletto? Oggi le grandi istituzioni culturali, basate su un sistema instauratosi negli anni, presentano crepe che vanno necessariamente risanate, sia dal punto di vista delle gerarchie, che nella modalità di gestione. E’ chiaro, però, che voler completamente rivoluzionare lo status quo come pensò di fare Benjamin Millepied a l’Opéra de Paris non può portare a immediati benefici. Lo stesso Millepied, dopo soli due anni, al ruolo del burocrate ha preferito quello di artista tanto da rassegnare le sue dimissioni.

Spazio ai giovani, dunque, è il nuovo motto per tutti. Sacrosanto dopo anni e anni di immobilismo e privilegi acquisiti, anni in cui abbiamo visto, in tutti i settori, i nostri migliori giovani costretti ad espatriare. Non tutti i cosiddetti ‘vecchi’ sono però da accantonare o rottamare. Abbiamo visto danzatori di enti lirici con un fisico trascurato che non erano più in grado di sostenere ruoli, imbarazzanti sul palcoscenico; altri, invece, che in scena ancora sanno emozionarci. E lo stesso discorso vale per i giovani, tra chi è straordinario e chi è mediocre.

Seguendo questa linea di pensiero per cui “young is beautiful” ecco che sul palco del Costanzi viene nominata un’ ondata di nuovi primi ballerini alla maniera francese. E pare anche che tutti felicemente supportino la Direzione in questa coraggiosa scelta ma la Danza, purtroppo, mette a nudo ogni piccola criticità. Così, alla serata Nureyev di Caracalla, il Corpo di Ballo e, in particolare, Claudio Cocino, dimostrano, purtroppo, di non essere ancora all’altezza di un repertorio così difficile dal punto di vista tecnico. Sono, però, gli albori della nuova Direzione e si ritiene di dover dare tempo al tempo. La situazione, infatti, pare migliorare, Eleonora Abbagnato, effettivamente, lavora bene, ma con un piglio un po’ troppo dispotico, e la compagnia si spacca in due fazioni, i pro e i contro, nascono forti malumori e un clima di paura sembra regnare tra i tersicorei. E la cupa atmosfera di certo non aiuta la crescita della compagnia.

Ecco, perciò, che dopo aver seguito e sostenuto l’operato del Direttore del Ballo, aver plaudito, a volte chiudendo un occhio, sul risultato professionale dei danzatori, aver dato voce ai malumori e aver posto domande, aver assistito agli ultimi avvenimenti sulle lettere anonime, e dopo aver, soprattutto, chiesto spiegazioni sulla generale situazione del Corpo di Ballo al Sovrintendente Carlo Fuortes, tra cui anche le intenzioni sulla programmazione della Danza nel cartellone di Caracalla e non aver ottenuto risposte, non ci resta che fare in autonomia le nostre valutazioni su una situazione all’interno del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma oramai complicata, con l’aggiunta dell’episodio della danzatrice licenziata per scarse capacità tecniche che mette in difficoltà una Direzione del Teatro costretta a un reinserimento lavorativo della ballerina negli uffici.

Si ritorna così alla mia domanda: cos’è una Étoile nella Danza? Quali sono le caratteristiche che fanno di una ballerina una Étoile? La scomparsa di Elisabetta Terabust e le innumerevoli testimonianze di stima, amore, ricordi indelebili dell’operato di questa straordinaria danzatrice mi hanno ancor di più fatto riflettere sul tarlo che da mesi, dopo le varie nomine, aleggiava nella mia testa.
L’Étoile, parlando al femminile, dovrebbe essere una ballerina dalla tecnica ineccepibile (e non sto parlando di virtuosismo circense), dall’allure artistica magica, quella miscellanea di precisione e artisticità che la rende per l’appunto una stella che irradia luce lontano.
Ed ecco che nel mio immaginario compaiono le figure splendenti di Yvette Chauviré, Margot Fonteyn, Sylvie Guillem, Carla Fracci, Luciana Savignano, Alessandra Ferri, Svetlana Zakharova, Lucia Lacarra, Natalia Osipova, Marianela Nuñez, solo per fare alcuni nomi, tutte ballerine che, ancora prima di essere nominate Étoile, avevano solcato i palcoscenici più prestigiosi del mondo. Ognuna di esse ha interpretato la Danza in modo unico, ognuna di esse possedeva e possiede quel raro qualcosa in più che le ha rese Étoile, quella peculiarità che non si può trovare in tutte le danzatrici.
C’è, tra di loro, chi ha particolarmente amato i ruoli più romantici del repertorio ballettistico, come la Fracci e la Ferri, chi ha fatto della straordinaria tecnica il punto di forza, come Sylvie Guillem, chi ha rivoluzionato il modo di danzare creando anche qualche polemica come la Osipova, chi è divenuta Musa privilegiata di alcuni grandi coreografi come la Savignano ma, tutte quante, sono diventate Étoile perché ci hanno emozionato per qualcosa che solamente loro riuscivano a donare.

Fino a quando le nomine rappresentano un percorso di stimolo e di crescita, in fondo, nulla da obiettare ma è sulle nomine ad Étoile che ci viene spontaneo eccepire ripensando proprio al significato intrinseco del ruolo dell’ Étoile.

Riguardando il nostro speciale sui giovani danzatori dell’Opera vogliamo riepilogare le nomine al Teatro dell’Opera di Roma:

Rebecca Bianchi è stata nominata prima ballerina il 20 dicembre 2015, al termine della prima dello Schiaccianoci di Giuliano Peparini, e nominata Étoile il 20 settembre 2017, dopo la rappresentazione di Giselle di Patricia Ruanne;

Alessandra Amato è stata nominata Étoile il 15 ottobre 2016 al termine della rappresentazione de Il Lago dei Cigni di Cristopher Wheeldon;

Susanna Salvi è stata nominata prima ballerina il 6 gennaio 2017, al termine della rappresentazione di Schiaccianoci di Giuliano Peparini;

Alessio Rezza è stato nominato primo ballerino il 6 gennaio 2017, al termine della rappresentazione di Schiaccianoci di Giuliano Peparini;

Claudio Cocino è stato nominato primo ballerino l’8 febbraio 2017, al termine della rappresentazione di Bella Addormentata di Jean Guillame Bart;

voci di corridoio danno Michele Satriano come prossima nomina a primo ballerino;

di Marco Marangio non abbiamo quotazioni di borsa nè voci di corridoio;

Giacomo Luci ha lasciato il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma per seguire probabilmente una sua vocazione più contemporanea.

Anche Rebecca Bianchi è, quindi, salita nell’Olimpo delle Étoile. Stiamo parlando di una deliziosa e brava danzatrice, dalle linee pulite, le braccia morbide, l’espressività intensa, ma con carenze tecniche che non la vedono calzante in tutti i ruoli. Una Étoile è colei che, anche se con un animo più romantico o più grintoso, deve necessariamente avere una abilità convincente sia in Kitri che in Giselle e deve soprattutto avere quella padronanza tecnica che non insinui nello spettatore l’ansia del vederla arrivare o meno in fondo alla variazione. Come ha detto Benjamin.Millepied parlando di interpretazione artistica: “Bisogna raggiungere una grande abilità con la massima disinvoltura”.
Purtroppo, quando guardo Rebecca Bianchi non vedo una danzatrice adatta a tutti i ruoli.
Nel frattempo, non avremo a breve l’occasione di essere smentite e vedere quanto la nuova Étoile sarà veramente degna di questo titolo perché è in dolce attesa di due gemelli. Sicuramente Rebecca, che nell’intervista sul numero di Dance&Culture dedicato ai giovani della Direzione Abbagnato (n°1 del 2016) dichiarava “…fondamentalmente vivo per la famiglia e il lavoro”, con i suoi quattro figli è una meravigliosa mamma.

Considerazioni simili, seppur diverse, potrebbero farsi per Alessandra Amato, sempre alla luce del concetto di Stella che irradia la sua personale luce sui palcoscenici internazionali.

Malgrado ciò, l’operato di Eleonora Abbagnato è andato verso numerose direzioni interessanti e ancora una volta riteniamo vada sostenuto, ma il mio personale pensiero è che il rinnovamento e la crescita hanno bisogno di tempo. Talvolta spingere troppo potrebbe significare solo sottoporre ad una pressione troppo forte chi, forse, non è in grado di sopportarla. Una pressione che potrebbe addirittura distruggere una promettente carriera.