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Campidoglio come l'Artico e Fondazioni Lirico Sinfoniche come orsi polari, a rischio estinzione.



Luogo:Roma (RM)
Data:28/02/2018
Genere:Danza

Campidoglio come l’Artico e Fondazioni Lirico Sinfoniche come orsi polari, a rischio estinzione.

La manifestazione del Comitato Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche al Campidogio contro la politica culturale di mercificazione dell'arte. 

di Monica Ratti

 

E’ lunedì 26 febbraio, a Roma c’è la neve, siamo nel gelo polare, in senso reale ma anche metaforico, e i coraggiosi artisti delle Fondazioni Lirico Sinfoniche hanno scalato i ghiacci del Campidoglio per manifestare il loro sdegno e scaldare i cuori, con la loro passione e la loro musica, di chi ha la possibilità di intervenire sulle linee guida di una legge che trasforma la cultura in merce da vendere ai molti per il guadagno economico di pochi e non un patrimonio pregiato, da tutelare e accrescere, di cui possano godere liberamente tutti.

In una società che corre a ritmi vertiginosi, in cui tutto è a velocità social, dove i ragazzi trovano Facebook già superato, quindi meglio Instagram perché scrivi e leggi ancora meno, e Maria De Filippi  e Barbara D’Urso sono i pifferai magici degli over 50 in TV, come si dice qui a Roma, ‘de che volemo parlà’?

La Cultura, parola di cui tutti non facciamo che riempirci la bocca, si spende, moltiplicandosi, per l’utilità sociale, come riferimento per una società evoluta, quale investimento intelligente per il futuro dei nostri giovani, ma tutte queste sue accezioni non sono nient’altro che “…parole, soltanto parole, parole tra noi”, come cantava Mina ad Alberto Lupo.

Poi, improvvisamente, negli ultimi anni ecco che nasce l’ Industria Culturale e tutto viene declinato nel senso del business a produrre numeri,  col risultato di sfornare programmazioni solo tese allo ‘sbigliettamento’ che vedono in cartellone soprattutto comici e attori di fiction, musical e Gala di Danza, i vari Amici, da quelli di Maria, a quelli di Bolle, a quelli dell’Abbagnato, i tre Tenori, i quattro Asini e gli otto Cammelli, magari il tutto presentato da Tina di Uomini e Donne. Poi il MIBACT emana il suo proclama: ‘Incentivare la produzione dei giovani, l’innovazione, la sperimentazione, meglio se nel capannone industriale, nell’area disagiata, sopra il cucuzzolo di Montecodruzzo ma, ovviamente, l’importante è riempire la sala perché mentre produci, devi farti pubblicità, convincere il pubblico, eseguire un lavoro eccellente e… ma fare pace col cervello, NO? 

Chissà perché Gaio Plinio Mecenate, influente consigliere dell’imperatore Augusto, formò un circolo di poeti che protesse, incoraggiò, e sostenne nella loro produzione artistica. Chissà perché, a Firenze, nel XV secolo, grazie alla dinastia dei Medici, che ritennero l’arte e la cultura motivo di vanto e crescita, la città visse il momento più importante dal punto di vista artistico e culturale ma anche economico e politico, ambiti, guarda un po’, in stretta connessione tra loro. Chissà perché paesi come Francia e Germania, nonostante tempi non proprio facili, non hanno relegato la Cultura ai margini dei loro investimenti.


In Italia, siamo a pochi giorni dalle elezioni, chi sta parlando di Cultura?

Così, a chi gliene può veramente ‘fregare’ se gli Enti Lirici chiudono? Se alcune categorie professionali spariscono? E’ un lavoro fare il ballerino, l’attore, il musicista, il corista, il cantante lirico?

Pensiamo solo alla disparità di trattamento tra Sport e Arte: le associazioni sportive godono di agevolazioni fiscali, quelle culturali no; infatti, già la Danza si è spostata verso lo Sport e non mi stupirei se decidessero di inglobarsi anche la Musica; anche perché, chi si metterebbe mai contro il CONI?

Certo, quando pensiamo all’Opera Lirica subito ci tornano alla mente le Prime con defilé di pellicce, abiti firmati, sfoggio di gioielli, uno sfoggio che infastidisce, in questo periodo storico, anche e soprattutto se lo fa la sindaca Grillina, perché con il suo abito elegante e la bella presenza longilinea, anche se adeguati al momento e al luogo, nell’immaginario collettivo dai 5 Stelle ci si aspetta un approccio sempre e comunque diverso.

E poi, avete presente ‘Denim, l’uomo che non deve chiedere mai’? Sono questi i manager di oggi, i famigerati Sovrintendenti, spesso spocchiosi e con la puzza sotto al naso, che a fronte di danni irreparabili causati, vengono comunque premiati, e… “Io pago!”.

Ma, poi, i musicisti non erano quelli che nel bel mezzo di una prova fermavano il Direttore d’orchestra, per la pausa sindacale, senza nessun tipo di mediazione? I ballerini non erano quelli che ancora danzavano a 45 anni, magari con il fisico in decadenza, o non si presentavano alle lezioni del mattino, per andare, invece a gestire le loro scuole di danza? O ancora, sotto l’egida dei Sindacati, fare i loro comodi e magari trasformarsi, con un colpo da maestri, in direttori di scena?

A onor del vero, dagli anni ‘80 sino ai ’90, qualche scempio è stato compiuto e, forse per colpa di alcuni lavoratori dello spettacolo, oggi in molti devono pagarne un prezzo troppo alto. Può sembrare un discorso semplicistico ma questo è il coltello dalla parte del manico fornito a quel progetto di svilimento del lavoro e del lavoratore utile ad abbattere i costi e a stornare ulteriori profitti.

Vero è, però, che il baratro di decadenza a cui stiamo andando incontro è aberrante.

Prima di Fare ‘sbigliettamento’ con la Cultura sarebbe necessario avere un’idea precisa di come permeare la società di imput culturali, di come intervenire sui nostri giovani. 

E’ fondamentale anche sapere come condurre il pubblico a teatro in un momento storico in cui il valore della moneta copre a stento le esigenze primarie e quand’anche ci fossero quote da dedicare allo svago, è appunto verso la distrazione, non certo l’attenzione, che saranno spese.

Non è con un bonus speso per il Cinema, forse per vedere il cinepanettone o Checco Zalone, con tutto il rispetto per i geni della comicità ‘stupida’, o utilizzato per l’acquisto dei cd dei loro beniamini usciti dai talent, che si fa Cultura, al contrario questo è un incentivo alla mediocrità. A queste spese provvediamo già noi genitori. Anche perché non è portando i ragazzi a teatro una tantum che si riesce ad educarli al godimento della complessità del bello.

Io ho tre figli che hanno vissuto in ambito culturale grazie al lavoro svolto da noi genitori ma dei tre solo uno ama il teatro e lo frequenta. Questo per dire che solo con l’impegno costante e a tutto tondo sui giovani si potranno ottenere risultati, non possiamo pretendere di avere un immediato rientro economico da un investimento che dobbiamo prevedere per molti anni. Uno su tre è un grande successo ma chi non ha la stessa possibilità?

Quello che stiamo vivendo è il risultato, come sempre, di gestioni malsane; tutti noi abbiamo permesso che accadesse e continuiamo sulla stessa direzione.

Perché accettiamo passivamente una legge, la 160, che prevede, con l’articolo 24 la deresponsabilizzazione dei Sovrintendenti, Consigli di indirizzo, soci pubblici - Stato, Regioni, Comuni e lasciamo che sia solo il lavoratore a pagare le conseguenze negative?

Perché consentiamo lo smantellamento di Cori, Corpi di ballo, Orchestre per appaltare l’orchestra o chiamare un corpo di ballo dall’Est Europa e non utilizziamo, invece, i nostri professionisti? Quale insegnamento e quali prospettive diamo ai nostri giovani che si preparano duramente nei Conservatori o nelle Accademie?


Ecco così che lunedì 26 febbraio, la mia collega Angela Testa ed io, il fatidico giorno della neve a Roma, quando tutto pare bloccato, ma invece gli autobus funzionano, ci rechiamo al Campidoglio per la manifestazione indetta per le ore 11 dal Comitato Nazionale delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

Sono lì infreddoliti, saranno una cinquantina, chi è arrivato da Torino, chi da Verona, chi da Milano, piccole rappresentanze di tutte le Fondazioni; si sono costituiti in un Comitato da un anno e mezzo circa. Alcuni di loro sono molto risentiti con i Sindacati che reputano in combutta con il potere e conniventi con il sistema che ha portato a una discesa irrefrenabile verso contratti imposti unilateralmente, riduzione delle ore lavorative, lavoro precario, licenziamenti. Altri se la prendono con il PD, perché è la parte politica che da sempre ha gestito la cultura e che ha fatto passare il concetto che ‘pubblico è brutto e privato è bello’ e che invece di ripulirlo il pubblico lo ha svenduto: ce n’è per tutti, contro Veltroni che ha avviato la trasformazione dei Teatri da Enti Pubblici in Fondazioni, contro Franceschini che si ritiene un salvatore per la sua Legge sullo Spettacolo dal vivo che, in realtà, dà più respiro ai teatri ma sta uccidendo le Fondazioni, contro il corso renziano che ha cambiato i rapporti di forza instaurando il terrore, contro Marino che considerava il licenziamento di sinistra e contro i vari personaggi dell’Intellighenzia di sinistra che se la cantano e se la suonano.

Pasquale Faillaci, ex rappresentante sindacale, lavora al Teatro dell’Opera e fa parte del Comitato, ci dice: “Sono sempre stato comunista, poi uomo legato al PD ora dichiaro che il PD di Renzi è il male assoluto”.

Massimo Mondelli, candidato di Potere al Popolo, nel Coro del Teatro dell’Opera di Roma dichiara: “Quello che maggiormente mi inquieta è che alcuni Sindacati sono pro Teatro, altri sono dormienti e dall’incontro con la Raggi non hanno tirato fuori nulla né si sa cosa la Sindaca abbia intenzione di fare. Pensate che è accaduto un episodio molto grave al Teatro dell’Opera, un addetto alle pulizie, facente parte di una cooperativa esterna, è caduto sotto il palcoscenico e, dopo un mese di coma è morto ma nessuno ne ha parlato. Abbiamo chiesto come mai all’RSU  del Teatro che ci ha risposto che non dovevamo impicciarci di questa storia perché non era di nostra competenza in quanto non era un dipendente della Fondazione. Trovo questo aberrante dal punto di vista umano. Ora c’è un’inchiesta da parte della Magistratura ma nessuno ne scrive. Sul fronte della normativa poi va sottolineato che il coro è uno strumento unitario, non può essere ridotto ad un lavoro part-time perché si rovina la qualità dell’offerta artistica a favore dell’aumento della produzione. Per non parlare poi del fatto che aumentano gli incidenti, come a Torino a due coristi. Ma a nessuno pare importare.”

Agli attacchi strumentali rispondono che le accuse si riferiscono a situazioni talmente antiche da essere diventate leggende metropolitane utili a trovare le scuse adeguate per soluzioni sconce; ci dicono che solo i Direttori mediocri non sanno gestire le prove, magari perdono 20 minuti in chiacchiere e spiritosaggini inutili, per poi pretendere che si allunghi l’orario di lavoro senza il conseguente straordinario: perché i grandi come il Maestro Muti sanno avere con l’orchestra un ottimo rapporto e non hanno di questi problemi? E’ anche una questione di rispetto e di come ci si pone.

Dicono che la Direzione del Teatro dell’Opera di Roma sta creando un clima di tensione che non giova a nessuno. Li ascoltiamo mentre tra i vari rappresentanti di Roma, Milano, Napoli… non mancano le frecciatine tra chi fa di più, chi fa di meno, sulla privilegiata Scala che gode del supporto e sostegno della città (malgrado si vociferi abbia più debiti dell’Opera di Roma) e questo perché l’identità di un luogo è fatta di storia, di amore della città verso la sua istituzione culurale più prestigiosa, perché difenderla e sostenerla vuol dire difendere l’identità di un intera città.

Ecco cosa manca a Roma, quando l’Opera ha iniziato a conquistarsi un maggiore prestigio grazie al Maestro Muti (per altro voluto da Alemanno) è stato come se la sinistra remasse contro un’evoluzione troppo significativa e interessante. Purtroppo il bene comune non esiste, è sempre e solo una guerra di fazioni per puri motivi economici.

Ora ciò che il Comitato dovrebbe fare è riuscire a compattare tutte le Fondazioni, sarebbe inutile e deleterio disperdersi in rivendicazioni di parte tra Fondazioni, ciascuna per favorire il proprio orticello; questo li indebolirebbe tutti. Non basterebbero a supportarli nemmeno una serie di nomi della Cultura italiana quali sostenitori della causa, troppo di nicchia per la comunicazione di massa. Bisognerebbe trovare un testimonial nazional popolare che sia visibile alle masse, che spieghi in maniera semplice, diretta, senza commi e articoli, la realtà di un patrimonio che noi tutti dovremmo preservare. Chissà, forse Francesco Totti potrebbe prendere a cuore questa crociata… Solo con qualcuno dal nome famoso, anche se non avesse nulla a che fare con la Cultura, si potrebbero smuovere le acque e le coscienze su una situazione volutamente paludosa che dovrebbe indignare gli animi di tutti noi.

Se pensate che Roberto Bolle non si è degnato di firmare la petizione a favore del ripristino dei Corpi di ballo delle Fondazioni Lirico Sinfoniche (tranne che non lo abbia fatto senza farsi notare, ma ne dubito fortemente), proprio lui che tanto potrebbe fare nell’interesse della Danza, che poi sarebbe anche il suo, e non SOLO il suo… mentre la Danza veniva cancellata dal cartellone di Caracalla, il Bolle and Friends vi imperava.

E’ per questo che certi grandi, poi, si inizia a non guardarli più in modo adorante, almeno io.