Critica Incrociata



Soirée Française, tra il diavolo e l'acquasanta




Luogo:Teatro Costanzi
Piazza BeniamIno GIgli, 1
Roma (RM)
Quando:03/02/2018
Compagnia:Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma
Genere:Moderno/Contemporaneo
Claudio Murabito



Soirée Française
tra il diavolo e l’acquasanta

di Claudio Murabito 
(nell’ambito del progetto alternanza scuola-lavoro tra Dance&Culture e il Liceo Coreutico del Convitto Nazionale di Roma, classe V)


Cala il sipario al Teatro dell’Opera di Roma che, con il doppio e ultimo appuntamento di sabato 3 febbraio alle 15:00 e alle 20:00, conclude le repliche della Soirée Française con un risultato decisamente positivo.

Lo spettacolo, composto da Suite en Blanc e da Pink Floyd Ballet, esalta la danza nella sua accezione più pura, priva di soggetto, accompagnando lo spettatore in un breve viaggio attraverso l’esperienza coreografica francese del Novecento nel suo ventaglio di tecniche e sfaccettature espressive, con le dovute differenze nel gusto e nei linguaggi coreografico-musicali. Differenze figlie di una società che muta, sempre più in fretta tra l’altro, della quale la Danza e l’Arte in generale sono specchio fedele.

Ed è proprio il contrasto tra le tecniche, tra le musiche e tra i contesti storici a farla da padrone, con due balletti tutt’altro che semplici: il primo è opera di Serge Lifar, ultima stella nata dallo straordinario crogiolo di artisti che furono i Ballets Russes, il secondo nasce quasi per caso dall’estro geniale del grande Roland Petit. Due facce della stessa medaglia che si muovono e si sviluppano nel tempo (teatrale e storico), ora accarezzando ora schiaffeggiando lo spazio scenico.

Tuttavia è possibile trovare un filo conduttore che li accomuna e accompagna sottotraccia l’occhio del pubblico per tutta la durata della rappresentazione: il luminoso colore bianco dei costumi indossati dai danzatori che si stagliano sullo sfondo nero e che ne plasma forme e volumi. Ancora una coppia di opposti. Non è certo un caso.



Suite en Blanc, o forse dovremmo dire Blanc et Noir (così voleva inizialmente chiamarlo Serge Lifar) vide la luce nel 1943, su estratti di musica composta da Éduard Lalo per il balletto Namouna (1882). È una coreografia priva di trama che poggia su una forte base tecnica dal gusto neoclassico, ripresa per il Teatro dell’Opera di Roma da Claude Bessy, che ha danzato a lungo per il coreografo ucraino trasmettendone l’importantissima eredità coreografica.




Dopo una magica Overture si apre il sipario e, come in un tableaux vivants, i danzatori rompono la staticità delle fantasiose pose assunte ed escono elegantemente di scena. Da qui in poi è tutto un susseguirsi di variazioni, pas de trois, pas de cinq e pas de deux, difficile banco di prova sia tecnica che virtuosistica per l’intero Corpo di Ballo tanto da provocare, tra Solisti e prime file qualche lieve sbavatura.

Sulle note del finale, sostenuto dal maestoso crescendo dell’orchestra, abilmente diretta dal Maestro Carlo Donadio, il Corpo di Ballo fa da cornice agli ultimi sprazzi virtuosistici degli interpreti principali, per poi ricomporsi nella posa del quadro iniziale.



Si chiude così la prima parte della rappresentazione, che lascia in sala un’aura di religioso classicismo e purezza di linee, complice l’esile scenografia composta da un praticabile addossato al fondale e da due scalinate a specchio, create per mettere in risalto le forme plastiche caratteristiche delle pose lifariane.

Con Pink Floyd Ballet si cambia registro…ed anche musica! Creato all’inizio degli anni ’70 su suggerimento della figlia, la coreografia di Petit, ripresa da Luigi Bonino, ritorna all’Opera di Roma, stavolta al Teatro Costanzi, dopo la stagione estiva di Caracalla 2015.



Dotato di grande potenza e forte impatto visivo, il balletto, su brani della celebre band britannica, richiede particolare agilità e un’eccellente musicalità perché mette in risalto la figura umana e, in special modo, quella maschile quasi a voler materializzare la forza prorompente della musica rock. Musica che arriva in tutta la sala come un schiaffo, travolgendo e accendendo gli animi non solo di chi guarda ma anche di chi interpreta. Il Corpo di Ballo torna in scena saldamente ricompattato, molto più energico, vigoroso e preciso di prima: sul palco c’è un'unica massa che pulsa al tempo di One of These Days. La coreografia prosegue con il suo ritmo serrato non sdegnando, in alcuni momenti, un linguaggio più tecnico de-generato dalle forme classiche e accademiche.





Il disegno delle luci, realizzato da Jean-Michel Désiré, è sensazionale: i fasci laser e i tagli laterali sfondano letteralmente la quarta parete (anche se, idealmente, era già stato sufficiente l’incipit accattivante di Money) e arrivano direttamente tra i palchetti, dando al pubblico l’impressione di essere ad un concerto dal vivo, quale fu lo stesso Pink Floyd Ballet alla sua prima assoluta al Palais des Sports di Parigi con la band che suonò sul palco accanto ai ballerini.


   Claudio Cocino in Pink Floyd Ballet, coreografia di Roland Petit, ph. Yasuko Kageyama - Opera Roma-Caracalla 2015



Tra le interpreti principali troviamo Alessandra Amato e Susanna Salvi, ma è con i numerosi assoli previsti da Petit e il loro atteggiamento dominante che Alessio Rezza e Claudio Cocino conquistano la scena. Ormai, tra spettatori e danzatori c’è un feeling d’acciaio e dopo gli scroscianti e infiammati applausi dei ringraziamenti finali arriva anche il bis di One of These Days.



Si conclude così la penultima recita della Soirée Française i cui due balletti dai linguaggi e dalle tecniche sostanzialmente opposte si sono incontrati, scontrati e confrontati sullo stesso palco in una pluralità di sfumature espressive, tra loro distanti ma legate da un rapporto complementare in cui si esaltano a vicenda: un importante gioco di squadra dei danzatori, merito dei pezzi opportunamente scelti da Eleonora Abbagnato, direttrice del Corpo di Ballo. In un delicato equilibrio di forze come questo spettacolo, probabilmente non si sarebbero potuti creare lo stesso effetto e la stessa riuscita l’uno senza l’altra…un po’ come il profondo legame che c’è tra il diavolo e l’acquasanta.



  LE FOTO SONO DI: Yasuko Kageyama - Teatro dell'Opera Roma


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