Critica Incrociata



RESET - storia di una creazione

> Benjamin Millepied coreografa all’Opéra di Parigi


Quando:Dal 12/02/2018 al 14/02/2018
Compagnia:Opéra National de Paris
Genere:Cinema
Angela Testa



AL CINEMA SOLO DAL 12 AL 14 FEBBRAIO

RESET
storia di una creazione

Un film di Thierry Demaizière e Alban Teurlai 
Durata: 110 minuti




RESET - storia di una creazione
Benjamin Millepied coreografa all’Opéra di Parigi


di Angela Testa

Un uomo si commuove mentre guarda la sua creatura mostrarsi al mondo: è Benjamin Millepied, già splendido danzatore del New York City Ballet ed ormai ex Direttore del Ballo dell’Opéra National de Paris, mentre assiste alla prima della sua neonata creazione Clear, Loud, Bright, Forward, la coreografia di 33 minuti con sedici ballerini creata nella sua prima stagione da Direttore presso il tempio francese della Danza classica. E’ una delle toccanti immagini di questo avvincente documentario che racconta la venuta alla luce dello spettacolo seguendo i ritmi di vita del coreografo e dei suoi giovani danzatori, appositamente scelti per interpretarlo.

“Où est Benjamin?” ripete incessantemente la sua assistente al telefono, a chi incontra nei corridoi, nella ricerca spasmodica del Direttore: gli pone domande, porge documenti da firmare, fissa appuntamenti, ricorda riunioni a cui essere presente. Pare una vita d’inferno e non ci è dato sapere se quest’uomo bello, bravo e affascinante perda mai la pazienza. Scherza con i suoi danzatori, si preoccupa se si fanno male, massaggia il piede della danzatrice per mostrarle come deve fare per sciogliere il dolore dell’infortunio, parla al telefono con la moglie Natalie Portman, che ha conosciuto sul set del film Black Swan nel 2009, cerca momenti di solitudine per rimanere sdraiato in sala prove o seduto davanti al computer, con le cuffie sulle orecchie, ad ascoltare il brano che il musicista Nico Muhly gli ha inviato per la sua creazione. Un lavoro che pare essere un inno alla gioventù in cui quasi tutti sono molto giovani, partendo dal direttore stesso con i suoi trentasette anni, forse all’epoca il più giovane Direttore di Corpo di ballo, tutti i danzatori scelti, il musicista e persino il direttore d’orchestra dell’età di venticinque anni.




D’altronde, il suo approccio all’incarico di grande responsabilità intrapreso, fu di netto taglio con il passato, spesso dai più molto criticato, anche a seguito dell’abbandono della carica dopo soli due anni di reggenza. Tentare di scardinare schemi imposti nei secoli in un luogo che a suo modo tenta di preservare un’arte che pare vada scomparendo, può essere un’impresa frustrante e non condivisa. Di fatto, con la sua ventata di aria fresca, Millepied ha sicuramente portato delle benefiche innovazioni all’interno del sancta sanctorum del Ballo, a volte fornendo uno sponsor privato per ovviare alle lungaggini del finanziamento pubblico: come, per esempio, l’ammodernamento della pavimentazione della sala prove, con la sostituzione delle vecchie assi di legno con un pavimento più adatto ad assorbire l’impatto dei salti dei danzatori, per preservare la salute fisica, o la presenza in sede di uno specialista della fisioterapia pronto ad intervenire in caso di infortunio.

Il docu-film, sugli schermi italiani dal 12 al 14 febbraio nell’ambito dell’appuntamento mensile delle I Wonder Stories, è una preziosa testimonianza di come un’idea si sviluppi e si trasformi dalla visione della mente all’immagine che il coreografo crea con i corpi volteggianti dei suoi danzatori, disegnando, scattando foto, usando i video perché, come dice lui stesso: “Riprendere immagini è un atto semplice che mi aiuta nel lavoro. Il video mi permette di prendere una certa distanza dal mio balletto, di correggerlo e migliorarlo”.

“Bisogna raggiungere grande abilità con massima disinvoltura” dice Millepied a proposito dell’espressione artistica coreutica. La sua primaria preoccupazione è la libertà d’espressione che pare negata ai danzatori dell’Opéra incastrati in ruoli e gerarchie severamente schematiche, sottoposti ad esami continui che li spaventano minandone la sicurezza, libertà e gioia espressiva: “il fraseggio, non lo vedo più…” si lamenta il Direttore. Partendo da questo assunto, il giovane Direttore tenta di rinnovare dalle fondamenta un’istituzione che, malgrado le sue grandi capacità artistiche, ben oltre la fine del documentario, lo stritolerà: “La vita monastica è più divertente!” affermerà con lungimiranza…



AL CINEMA SOLO DAL 12 AL 14 FEBBRAIO
RESET - storia di una creazione

Un film di Thierry Demaizière e Alban Teurlai
Durata: 110 minuti

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