Critica Incrociata



Eleonora Abbagnato in Manon

> Umana e inafferrabile, femminista e indecifrabile come solo una donna essere


Luogo:Teatro Costanzi
Piazza Beniamino Gigli, 1
Roma (RM)
Quando:Dal 25/05/2018 al 31/05/2018
Compagnia:Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma
Genere:Classico
Claudio Murabito



Eleonora Abbagnato in Manon 

di Claudio Murabito


È andato in scena lo scorso 25 maggio, per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, il capolavoro di fine Novecento Manon, del coreografo scozzese Kenneth MacMillan. Le étoiles Eleonora Abbagnato, Friedman Vogel e Benjamn Pech nelle vesti dei personaggi principali, per una magnifica serata ricca di armonia, bellezza e passione.


Le étoiles Eleonora Abbagnato e Friedman Vogel - © Yasuko Kageyama


Esistono al mondo opere d’arte talmente maestose ed armoniose, così cariche di significato che, pur non esprimendosi a parole, la nostra mente e i nostri sensi le processano a fatica, tanto siamo sopraffatti dalla potenza di un’esperienza sinestetica e totalizzante che ci lascia storditi. Ma è possibile provare tali sensazioni innanzi a un’arte caduca e temporanea come quella della Danza? Chi era presente al Teatro Costanzi per la prima della Manon, può dire di sì. Il pubblico è stato come investito da un fiume in piena, un innesto di arti così ben riuscito da lasciare inchiodati alla poltrona senza via di scampo ben oltre la chiusura del sipario.

La storia dell’Abbé Prévost, ambientata a Parigi, narra della povera Manon indecisa tra lo sfarzo promessole da Monsieur G.M. e la passione incontenibile per lo studente Des Grieux. L’amore per quest’ultimo condurrà la coppia a compiere delle scelte sciagurate, che porteranno alla morte della protagonista nelle paludi della Louisiana, sopraffatta dalle accuse mosse dell’altro pretendente, dalla prigionia e dallo stupro subito in carcere. Con la coreografia di Kenneth MacMillan, che diede nuova vita ad un soggetto apparentemente così lontano nel tempo ma dalle tematiche sempre attuali, e grazie a degli interpreti strabilianti, questa perla del balletto classico è riuscita ad esprimere tutte le possibili sfumature di una storia che ha affascinato per tre secoli artisti e letterati.


Le étoiles Eleonora Abbagnato e Friedman Vogel - © Yasuko Kageyama


Il coreografo inglese realizzò questo capolavoro nel 1974, ancora fiducioso nella ricchezza espressiva e stilistica della tecnica classica accademica. In quello che potremmo definire l’ultimo baluardo del balletto classico del XX secolo, ritroviamo le parti più dolci ma anche le più oscure e pulsionali della natura umana, esposte sulla scena senza rimandi simbolici e senza lasciare spazio all’immaginazione, come a voler essere la pietra dello scandalo per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi così scottanti. La tecnica non preclude quindi la rappresentazione di fatti amorali, quando non addirittura scabrosi, e MacMillan ne era consapevole. I rischi erano molti ma non si perse d’animo e mandò in scena quest’opera più di quarant’anni fa, nella pudicissima Inghilterra, dimostrando che la rottura col passato poteva avvenire anche in seno al balletto senza stravolgerne per forza le forme, rinnovando, oltre che le tematiche, anche la modalità drammaturgica di rappresentarle. Lo fece con una coreografia fresca e brillante, a tratti quasi influenzata dalle esperienze neoclassiche d’oltreoceano, con dei pas de deux struggenti, pieni di difficoltà e ingegnosità tecniche, e dei ritmi talmente serrati da far invidia ai migliori film d’azione. Scene così ben concepite e architettate come la rappresaglia scoppiata alla festa, in seguito ad una malefatta di Des Grieux ai danni di Monsieur G.M., o la fine del secondo atto, con il sipario che cala sulla scena mentre Lescaut è appena stato ucciso e Manon arrestata per prostituzione, dimostrano le grandi doti registiche, oltre che coreografiche, del grande maestro inglese. Nulla è lasciato al caso nell’opus magnum di MacMillan, considerando anche la scelta per le musiche, ricaduta su Jules Massenet. Una selezione da 24 diverse fonti musicali, riorchestrate da Leighton Lucas e dirette per il Teatro dell’Opera dal maestro Martin Yates, formano una poderosa antologia del compositore francese dai toni ora passionali ora civettuoli, poi toccanti ed infine tragici.



L'étoile dell'Opéra di Parigi e Direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma Eleonora Abbagnato - © Yasuko Kageyama


Ma il merito del successo di questa serata va attribuito indubbiamente agli interpreti di questa prima eccezionale. L’étoile dell’Opéra di Parigi e direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, Eleonora Abbagnato, è stato quanto di più raffinato, passionale e vezzoso potessimo immaginare per il personaggio di Manon. Per la prima volta protagonista di un balletto a serata intera al Teatro Costanzi, l’étoile ci ha regalato un’interpretazione da brividi mostrando tutte le sfaccettature interiori di un personaggio così complesso e tormentato. Dotata di una tecnica eccellente e impeccabile, preziosa ma mai ampollosa, si è dimostrata, come sempre, degna del titolo assegnatole dal teatro parigino. È stata eterea come una Giselle, all’ingresso del primo atto, accompagnata da un applauso a scena aperta non appena è scesa dalla carrozza mostrandosi in tutto il suo splendore. È stata regale come una Raymonda per l’intera prima scena del secondo atto, adornata da una sfarzosa parure di gioielli, tutta scintillante sotto le luci diafane che la seguivano pedissequamente. È stata innamorata follemente come una Giulietta e poi disperata e consunta fino alla morte come una Violetta Valery. Ma Eleonora Abbagnato ha fatto molto di più, sintetizzando e andando oltre i comuni cliché del balletto classico e del melodramma: ha interpretato una Manon umana ma inafferrabile, calma e pacata eppure sempre propensa a gesti scellerati, dando al personaggio una dignità per certi versi femminista e un’aura indecifrabile, come solo una donna sa essere.
Accanto alla direttrice del Corpo di Ballo, l’étoile ospite Friedman Vogel ha interpretato, con la sua tecnica sublime, un Des Grieux addirittura principesco, in un ingresso del primo atto che ha lasciato tutta la sala immersa in un’atmosfera di stupore e regalità. Non appena la coppia ha accennato i primi passi dei lunghi e romantici pas de deux, ecco che puntuali sono arrivati quei magici momenti che toccano il cuore di ogni spettatore e che hanno regalato attimi di tenerezza spensierata misti a lampi di ardore e voluttà. Il triangolo amoroso della serata si chiude con Monsieur G.M. interpretato da un’altra splendida étoile dell’Opéra di Parigi e assistente alla Direzione del Balletto del Teatro dell’Opera di Roma, Benjamin Pech.

È degna di nota la performance di Giacomo Castellana, fresco di nomina a solista, che nei panni di Lescaut si è mostrato appena titubante alla prima apertura del sipario ma indiscutibilmente più sicuro, preciso e smagliante per l’intera durata del secondo atto.


Giacomo Castellana, Eleonora Abbagnato e Benjamin Pech - © Yasuko Kageyama


Questo incredibile spettacolo è stato reso possibile anche grazie al lavoro di Karl Burnett e Patricia Ruanne che si sono occupati di riallestire il balletto del coreografo inglese nei minimi dettagli, il primo curando le parti d’insieme e la seconda dedicandosi maggiormente alle sezioni degli interpreti principali. Una collaborazione fertile ed efficiente che ha indubbiamente puntato sulla qualità del prodotto e che ha portato ad un nuovo banco di prova, difficile ma prontamente superato, il Corpo di Ballo.
La scenografia e i costumi di Nicholas Georgiadis sono stati la ciliegina su questa magnifica torta: caratterizzati e divisi tra l’opulenza e la decadenza creano quell’atmosfera, cupa e sfarzosa allo stesso tempo, in cui Manon agisce, inconsapevole del tragico destino che l’attende.

Inondato da un continuo flusso d’arte e di emozioni della più nobile caratura, il pubblico è entrato per qualche ora in una sorta di stato di grazia, consumato dai continui applausi che le étoiles gli hanno strappato per tutta la durata dello spettacolo, a suon di commoventi pas de deux e rifulgenti preziosità tecniche. Una rappresentazione, quella dello scorso 25 maggio, che ha lasciato il segno e di cui certamente ci ricorderemo, a dimostrazione del salto di qualità che il Teatro dell’Opera, con tutto il Corpo di Ballo, sta compiendo. Nell’attesa di provare nuovamente un simile trasporto e ammirazione, possiamo senz’altro augurarci che questa non sia una cattedrale nel deserto ma l’ossigeno che ravvivi finalmente il fuoco tersicoreo della Capitale.


Eleonora Abbagnato e Friedman Vogel - © Yasuko Kageyama



LE FOTO SONO DI: Yasuko Kageyama - Teatro dell'Opera di Roma



Manon
Balletto in tre atti
dal romanzo dell’Abbé Prévost L’Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut
Musica di Jules Massenet

Direttore Martin Yates
Coreografia Kenneth MacMillan
ripresa da Karl Burnett, Patricia Ruanne
Scene e Costumi Nicholas Georgiadis
Scenografa Collaboratrice Cinzia Lo Fazio

Interpreti principali
Manon Eleonora Abbagnato 25, 27, 29 / Susanna Salvi
Des Grieux Friedemann Vogel 25, 27, 29 / Claudio Cocino
Monsieur G.M. Benjamin Pech / Manuel Paruccini
Lescaut Giacomo Castellana
Maîtresse Alessandra Amato

Orchestra, Étoile, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma

Allestimento Stanislavsky and Nemirovich-Danchenko Moscow Music Theatre




Teatro Costanzi

Prima rappresentazione venerdì 25 maggio ore 20.00; repliche sabato 26 maggio ore 18.00; domenica 27 maggio ore 16.30; martedì 29 maggio ore 20.00; mercoledì 30 maggio ore 20.00; giovedì 31 maggio ore 20.00.

Anteprima giovani giovedì 24 maggio ore 19.00.

Per Informazioni: operaroma.it





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